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Nel
parco seicentesco di Castel Giuliano le strutture portanti sono le grandi
alberature secolari, vere architetture vegetali che da secoli disegnano
il cielo del giardino. La storia contemporanea di questo eden si deve tutta
alla ferrea volontà di un sola donna, Umberta Patrizi, arrivata a
Castel Giuliano cinque lustri fa. Quando ha pensato il giardino, ha dovuto
per prima cosa cercare lacqua, poi con importanti lavori di scasso
ha rimodellato il terreno, rendendolo meno scosceso. Più lievi pendii
guidano oggi il visitatore attraverso un susseguirsi di zone, ognuna con
una propria fisionomia: il prato, il belvedere, gli antichi magazzini etruschi
trasformati oggi in vasche con fior di loto e ninfee. La vera vocazione
di Umberta Patrizi però sono le rose, più di trecento speci.
Costituiscono un vera collezione distribuita in modo da non stravolgere
lessenza del paesaggio, ma per esaltarne bensì la bellezza
antica. Rose Dorothy Perkins sui vecchi mattoni, rose galliche dalle accese
tonalità rosse lungo gli alti muri, splendide sfumature di rosa accanto
ad un trionfo di digitali, e la lunga siepe di rose Iceberg che incornicia
gli alberi da frutto.Tutto questo va oltre il concetto di giardino formale
e rappresentativo per mettere in evidenza una sensibilità vibrante
e raffinata, quella che guida Umberta nella sua appassionata interpretazione
del giardino. Per non parlare del bellissimo bordo misto realizzato anche
con l'aiuto di Maria Luce e che utilizza esclusivamente essenze mediterranee:
salvie, lavande, artemisie, cisti, nepete, origani, tra cui si miscelano
digitali ed iris. Un manto argenteo azzurro e mauve che sprigiona irresistibili
profumi e splende sotto i primaverili raggi del sole: amatissimo dalle farfalle.
Testo IT e foto GR.
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